Il segreto della cripta

C’erano una volta un re ed una regina che vivevano in un castello fatto di pietre.

Il re era molto impegnato ed era solito svolgere le sue commissioni sempre alla solita ora (fatto che gli richiedeva molte ore) mentre la regina era sempre al suo fianco ad assisterlo. Ora, la regina aveva un braccio destro molto potente. Era un regalo della sua famiglia d’origine: una serva sensitiva. Grazie a lei riusciva a mantenere l’ordine nel castello.

Erano in pochi a saperlo ma il castello nascondeva un segreto.

Fu il quarto figlio della famiglia reale scoprirlo, il principe Eilim, che all’epoca dei fatti aveva appena 13 anni.

Eilim era il quarto figlio eppure prima di lui non aveva altri fratello e sorelle, sua madre era sempre stata vaga sui suoi fratelli più grandi. Talvolta nominava in preda a qualche nostalgia Roland, il suo primo figlio. Non ricevette informazioni nemmeno da suo padre, non riusciva mai a vederlo. È un re, pensò, deve essere sempre impegnato.

Un giorno mentre esplorava annoiato i corridoi del castello notò una scalinata che non doveva essere lì: era tra due porzioni di muro fra due colonne gotiche, senza nessuna traccia di polvere o di luce.

Che strano, pensò.

Scese uno ad uno i gradini a carponi.

Finita la scalinata si ritrovò in un corridoio debolmente illuminato con molte stanze alla sua destra e alla sua sinistra. Proseguendo il corridoio curvava verso destra e dopo due gradini in marmo scese in un piazzale lussuoso e inquietante che ridava su quello che all’apparenza sembrava l’ingresso di una cripta.

All’ingresso di quella cripta percepì una presenza e provando ad affacciarsi vide solo un riflesso: era suo fratello Roland. Lo aveva visto in molti dipinti. Tuttavia il suo volto scavato e spettrale gridava silenziosamente, Eilim indietreggiò spaventato per qualche secondo.

Tuttavia, prima che la curiosità potesse prendere il sopravvento vennero la regina e la serva.

« Il re deve svolgere le sue mansioni. Torna di sopra a giocare con tuo fratello e tua sorella » disse la regina.

Prima della scoperta della cripta Elim giocava spesso con suo fratello e sua sorella, gli voleva un gran bene. Vagavano per i giardini, per la sala del trono fingendo di stipulare importanti alleanze, scendevano in paese. Ma il pensiero della cripta divenne quasi un ossessione. Decise, dunque, di tornarci.

Fece appena in tempo a scorgere, all’interno della cripta, figure in movimento: figure all’apparenza umana che si muovevano per infrangersi contro l’ingresso. Quella visione fece crescere dentro di lui una strana ansia. Era come se dovesse aprire a tutti i costi la cripta per liberarla.

Ma di nuovo vennero la regina e la serva a fermarlo.

« Il re deve eseguire le sue mansioni » ripeté la regina.

Eilim non capiva: cosa c’entravano le mansioni del re con la cripta sotterranea? Cosa stavano nascondendo?

Nonostante la sua testardaggine venne trascinato via e chiuso nella sua stanza.

Pensò molto alla cripta: cosa c’era al suo interno? I suoi fratelli e sorelle passati avevano qualcosa a che fare con quelle figure spettrali? Come poteva ingannare la serva sensitiva di sua madre? Dannata serva, pensò.

Forse poteva raggiungere la cripta nel cuore della notte, la serva avrebbe comunque scoperto le sue intenzioni ma aveva più tempo. Si concentrò sul pensiero del sonno e si avviò verso la cripta. La sorpresa fu immensa quando Eilim trovò la regina e la serva lì ad attenderlo.

« Il re deve essere assistito nelle sue mansioni. Eilim basta curiosare! » la sua voce non ammetteva repliche.

« NO! » Eilim si aggrappò all’ingresso e prese a spingere come fosse stata una porta. Poi gli sembrò scorgere una figura dal vetro, sembrava un bambino ricordo1 che vagava e lanciava occhiate verso il mondo dei vivi.

« Il re sta per svegliarsi, io devo essere lì… Eilim ora basta! ».

Ma Eilim continuava, imperterrito.

La sensitiva cominciò ad accasciarsi a terra reggendosi la testa.

« Eilim! Ti ordino di smetterla! ».

Quello che doveva essere un ordine apparve come una lagna.

« Eilim! ».

A gelare il sangue della regina ci pensò un rintocco. Un orologio a dondolo era poco oltre il portone che il principe stava cercando di aprire. Ad ogni rintocco la sensitiva si lamentava sempre più per il dolore.

La porta si ruppe ed Eilim entrò.

« Eilim no! I tuoi fratelli moriranno! ».

Il principe saziò la sua curiosità: la cripta altro non era che un’ala del castello sotterraneo con tre corpi imbalsamati. Come l’aria dei vivi incrociò quella dei morti ci fu un bagliore intermittente e tre figure si riversarono nel castello. Eilim entrò e il puzzo di chiuso gli riempì i polmoni, prese a tossire. Nonostante respirare gli costasse un grande dolore era affascinato dall’arredamento di quelle stanze e solo dopo essersi ripreso si accorse che il corpo di Roland non era con quello dei fratelli.

Si voltò verso il pesante portone e si concentrò sul riflesso che mostrava l’apertura in vetro: suo fratello era lì.

« Il re e morto… » la voce della sensitiva tremava « e la regina sta per morire di sangue nero ».

La regina dopo un urlo disumano morì.

Eilim fu l’unico sopravvissuto del castello di pietra. Non rivelò mai la verità su quella notte, ai suoi sudditi disse che i demoni avevano attaccato la sua famiglia e che lui si era salvato grazie alla benedizione della serva della regina. Divenne un re solitario e burbero, non si sposò mai né ebbe mai dei figli, morì all’età di 59 anni portando con sé la verità su quella notte.


1è un ricordo che assume le sembianze della persona in questione in un’età compresa dai 3 ai 7.