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Dentro gli archetipi
Dentro gli archetipi

Dentro gli archetipi

Cosa sono gli archetipi? In ogni mito, in ogni fiaba, in ogni eredità mitologica troviamo delle costanti: figure “tipo” che sembrano far parte di noi da sempre, figure immediate senza bisogno di essere spiegate. Figure chiamate “archetipi”.

Cosa sono gli archetipi?

Vi è un mondo, al di là del cielo, chiamato Iperuranio, dove risiedono entità perfette e immutabili: le idee. Il nostro mondo, la nostra realtà, possiedono invece delle copie di queste idee archetipe, le idee diventano così dei modelli da imitare. La dottrina delle idee di Platone abbraccia con una certa arroganza queste figure che sembrano popolare il nostro inconscio dall’alba dei tempi.

L’inconscio, quel pozzo sublime – quasi – infinito da cui rubare materiale.

Che cosa sono gli archetipi? Con calma viandante, hai già caricato lo zaino in spalla per questo viaggio? Bene, perché questo è il nostro “dietro le quinte” prima di scoprire più accuratamente quali sono gli archetipi nella scrittura e quali sono le loro caratteristiche. Un piccolo accenno all’inconscio collettivo di Jung mi sembrava doveroso – e perché un po’ di psicologia non fa mai male. Sei pronto, viandante, a vivere un fatto comune e ancestrale?

Un modello ancestrale.

Se ci immergiamo nel mondo dei miti e delle fiabe noteremo delle figure ricorrenti: un Eroe, un Messaggero che apre le porte dell’avventura, un Mentore che aiuta l’Eroe nelle sue peripezie, ecc. Non esiste una singola storia o un singolo racconto che non abbia queste figure ricorrenti.

A prescindere dallo spazio e dal tempo abbiamo miti pregni di queste figure tipo che sembrano essere state ricalcate le une sulle altre. Com’è possibile che popolazioni lontane nel tempo e nello spazio ricorrano a stesse tipologie di personaggi per raccontare delle storie? E se esistesse una dimensione universale ereditaria e innata?

L’inconscio collettivo

Che sia l’inconscio?

L’inconscio collettivo sembra consistere di immagini e motivi mitologici, e perciò i miti dei popoli sono autentici esponenti dell’inconscio collettivo. Tutta la mitologia sarebbe una specie di proiezione dell’inconscio collettivo.

Prefazione “Gli archetipi dell’inconscio collettivo” di Antonio Vitolo

Se per Freud l’inconscio è un falò dove si incontrano contenuti della psiche rimossi o dimenticati – parliamo, dunque di un inconscio puramente personale – per Carl Gustav Jung esiste un abisso sotto l’inconscio dove vive una dimensione comune a tutti gli individui.

Immagina l’inconscio come due strati.

Il primo strato è superficiale. È un inconscio personale che deriva dalle esperienze di vita vissuta.

Il secondo, su cui poggia il primo, è il cosiddetto “inconscio collettivo”. Questo tipo di inconscio, al contrario di quello individuale, è universale: ha contenuti e comportamenti che sono gli stessi dappertutto e per tutti.

Come dice Jung “[…]è identico per tutti gli uomini e costituisce un substrato psichico comune di natura soprapersonale presente in ciascuno.

Tutti i fenomeni naturali mitizzati, come estate e inverno, fasi lunari, stagioni delle piogge, non sono affatto allegorie di quegli avvenimenti, ma piuttosto espressioni simboliche dell’interno e inconscio dramma dell’anima che diventa accessibile alla coscienza umana per mezzo della proiezione, del riflesso cioè dei fenomeni naturali.

Casl Gustav Jung

Nell’inconscio collettivo nuotano indisturbati gli archetipi, le immagini primordiali. Un po’ come la idee di Platone che si trovano nell’Iperuranio. I miti e le fiabe sono come sogni di un’intera cultura. I miti sono il riflesso della nostra psiche così come ogni storia scritta – e che sarà scritta – riflette la condizione umana.

Perché dovremmo scrivere un qualcosa che non riguarda la nostra condizione?

Quali sono gli archetipi

Nella vita vi sono tanti archetipi quante situazioni tipiche.

Carl Gustav Jung

Possiamo, ora, allontanarci da Jung per incamminarci nel “viaggio dell’Eroe”.

Christopher Vogler, sceneggiatore statunitense di Hollywood, nel suo saggio Il viaggio dell’eroe definisce gli archetipi Modelli originari. Quali sono gli archetipi? O meglio, quali sono quelli più comuni?

Che archetipo sarà?

L’Eroe – dal punto di vista psicologico l’Eroe rappresenta “Io”, l’archetipo dell’Eroe rappresenta la ricerca del sé e della stabilità.

Il Mentore – figura positiva che aiuta o forma l’eroe nel suo viaggio.

Il Guardiano della soglia – colui che mette alla prova l’Eroe.

Il Messaggero – porta con sé la chiamata al cambiamento in una situazione ordinaria.

Il Mutaforma (Shapeshifter) – figura sfuggevole e incostante, è difficile definirla con chiarezza.

L’Ombra – rappresenta il lato oscuro, rivale dell’Eroe.

L’Alleato – accompagna l’Eroe nel suo viaggio.

Il Buffone (Trickster) – incarna la forza della malizia e il desiderio di cambiamento.

Tutto qui? E gli altri archetipi? E il lupo? O la matrigna? Non sono forse archetipi anche loro? Certo, esistono tanti archetipi quante sono le qualità umane. Le fiabe sono piene di figure, quali il principe e la principessa, la madre buona, la matrigna, il lupo e il cacciatore. E voi, quali altri archetipi conoscete?

La funzione degli archetipi

A che serviamo? Perché esistiamo? Dove andremo a finire?

Sappiamo che un Eroe dovrà affrontare un viaggio, che sia il protagonista della storia o meno, sarà aiutato da un Mentore e, al contempo, ostacolato da un Antagonista. Dunque gli archetipi sono ruoli fissi?

In realtà no. Provate a capovolgere i ruoli nella situazione che vi ho appena descritto: l’Antagonista diventa l’Eroe e un Mentore cerca di aiutarlo.

Oppure: Il Mentore diventa un Eroe e un altro Mentore accorrerà ad aiutarlo e un Antagonista ad ostacolarlo.

Gli archetipi possono essere considerate delle maschere che un personaggio indossa per un tempo determinato. Un personaggio potrebbe fare la sua comparsa in una storia svolgendo la funzione di Messaggero, per poi cambiare maschera e diventare un Trickster, oppure un Mentore.

Un personaggio, per essere ben costruito e con un certo grado di profondità, dovrebbe rivelare un tratto di ogni archetipo, proprio perché ognuno di questi rappresenta una sfaccettatura di una personalità completa.

Gli stereotipi potremmo considerarli come degli archetipi che non hanno creduto abbastanza in loro stessi. Hanno visto un ruolo e, follemente innamorati, hanno tentato di emularlo in un contesto stereotipato. Risultato? Pessimo: sono diventati delle brutte copie.

Dal regno degli archetipi è tutto, ci leggiamo alla prossima fermata del viaggio con un approfondimento degli archetipi di Vogler.

Un saluto da Africa.

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