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Ddl Zan: Homo homini lupus
Ddl Zan: Homo homini lupus

Ddl Zan: Homo homini lupus

Cos’è il DDL Zan? Una legge che mira alla nostra libertà d’espressione oppure un aiuto per quella fetta di persone tenute sotto un gradino inferiore?

Abbiamo questa specie di istinto che, naturale o indotto che sia, ci spinge a denigrare l’altro per poter continuare a vivere con l’altro. Siamo spinti a dominare l’altro per poter elevare il nostro Io al di sopra della media comune, lo dice anche un famoso proverbio latino derivato da Plauto: homo homini lupus. Ovvero, “l’uomo è lupo per l’altro uomo”.

I latini sapevano essere ad hoc in ogni occorrenza.

Ora, mettendo da parte la mia passione per i detti latini voglio sciogliere il nodo che mi ha spinta a scrivere questo articolo: il Ddl Zan. Mi sono interessata alla vicenda alcuni mesi fa quando l’ho sentito per la prima volta e proprio qualche giorno fa mi sono trovata a sentire le scialbe motivazioni sul perché una tale legge non debba passare.

Ma andiamo con ordine, cos’è il Ddl Zan?

Il Ddl Zan è un disegno di legge proposto dal deputato del PD Alessandro Zan e mira alla prevenzione e al contrasto della discriminazione e violenza per motivi fondati sul sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.

Tale legge andrà a modificare due articoli già esistenti nel campo penale: il 604 bis e il 604 ter.

Il 604 bis, la legge Mancino, prevede una pena per chi fa propaganda e istiga alla violenza per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa; il 604 ter, invece, prevede la circostanza aggravante per le medesime categorie.

Il Ddl Zan aggiunge a queste categorie le altre citate sopra.

Propone di istituire il 17 maggio come giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la trasfobia. E di organizzare, inoltre, iniziative pubbliche anche nelle scuole che mirino alla sensibilizzazione sul tema.

Ho letto e sentito tanto malcontento su questa legge, molti sono preoccupati che a risentirne sarà la loro “libertà d’espressione”, come se la discriminazione fosse al pari della libertà di poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

Perché una legge del genere dovrebbe intaccare la tua amata libertà d’espressione? Sarai comunque libero di poter dire che la famiglia è formata da un padre da una madre e i relativi figli. Hai a disposizione un alfabeto con infinite combinazioni per poter dire ciò che vuoi, purché non intacchi la mia libertà.

È di libertà che si parla: la tua libertà finisce dove comincia la mia. Sei libero di fare ciò che vuoi purché tu non mi arrechi danno. E discriminare qualcuno, mi dispiace ferire il tuo ego, è arrecare danno a quel qualcuno.

All’inizio ho citato questo proverbio latino homo homini lupus che nel ‘600 è diventato il motto del filosofo britannico Hobbes. L’uomo ha da sempre dimostrato questa sua natura da eterno vile, pronto a sbranare l’altro a causa del suo ego nonché istinto di sopravvivenza. Non si avvicina ai suoi simili spinto dall’amore bensì è governato da un vacillante timore reciproco.

L’essere umano è forse una bestia? Eppure le bestie dimostrano di essere più umane di noi.

Rousseau sostiene che gli uomini siano buoni per natura – Ah, quanto ci prova il pensiero ottimista! – ma che diventino cattivi all’interno della società.

Credo che questa legge sia l’ennesima scusa per l’uomo di riversare le sue frustrazioni sul diverso perché più che dell’altro l’uomo ha paura del diverso. Il diverso che genera disagio e sospetto, il diverso che non comprendiamo e che di conseguenza disprezziamo. Il diverso è “non normale”, ciò che è strano e ciò che è insolito.

Esiste allora uno strumento che possa misurare la normalità di una persona? No perché la normalità è un omologarsi all’interno di in un gruppo, è quel compromesso che ci spinge a vivere in società in modo, più o meno, pacifico.

Stiamo facendo grandi passi per l’includere il diverso ma a mio parere lo stiamo facendo nel modo sbagliato: lo stiamo includendo in quanto diverso e non in quanto persona.

Infatti vediamo spesso persone messe in mostra dalle loro categorie “donna nera”, “uomo gay”, “ragazzo transessuale”. Perché specificare le loro diversità? Perché non possiamo essere semplicemente delle persone?

Stiamo andando verso una direzione un po’ bizzarra, vedo così tante etichette messe lì a disposizione per prenderle e attaccarsele in fronte. Ma siamo questo? Etichette? Questo mi lascia perplessa perché la nostra mente è un flusso continuo, come lo scorrere di un fiume. E il fiume è in costante cambiamento. Rimango comunque dell’opinione che se tu hai bisogno di attaccarti tale etichetta addosso per star bene sei libero di farlo.

La libertà è sacra e intoccabile.

Dunque, siate liberi di amare e anche di odiare. Anche se l’odio di certo non vi porterà verso prati sconfinati popolati da unicorni e fate, siete liberi di farlo. Ma se lo fate dovrete anche assumervi la responsabilità delle conseguenze.

Perciò, vivi e lascia vivere rimane la scelta migliore che possiate fare.

Con amore, Africa. Una persona.

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